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Dalla cucina di Tenuta Montemagno – Agnolotti al ragù d’arrosto

Ecco una ricetta preparata da Giampiero Vento, Executive Chef di Tenuta Montemagno, per i fan del nostro relais e dei nostri vini. Una ricetta semplice, realizzabile da chiunque a casa propria, che si abbina perfettamente a Nobilis, il Ruché di Castagnole Monferrato D.O.C.G. della nostra cantina, utilizzato sia nella preparazione, sia in tavola per accompagnare il piatto.

Dosi per 6 persone

Indicazioni per la preparazione della pasta fresca

Ingredienti

  • 400 gr di farina 00
  • 100 gr di semola di grano duro rimacinata
  • 5 uova
  • Acqua quanto basta

Procedimento

Impastare tutti gli ingredienti fin quando l’impasto non sarà omogeneo. Quindi aggiungere l’acqua dosandola bene per ottenere un impasto compatto non friabile o appiccicoso. Fare riposare l’impasto 1 ora in frigo, avvolto nella pellicola da cucina per evitare che si secchi.

Indicazioni per la preparazione del ripieno

Ingredienti

  • 150 gr lonza di suino
  • 200 gr coscia di manzo
  • 200 gr carne di coniglio
  • 250 gr scarola
  • 30 gr parmigiano
  • 1 cipolla bionda
  • 2 carote
  • 3 uova
  • 2 rametti rosmarino
  • 30 gr olio evo
  • 40 gr vino rosso (Ruche’ Nobilis)
  • Sale e pepe quanto basta

Procedimento

  • Soffriggere cipolla, carota e rosmarino.
  • Aggiungere le carni; appena cominciano a dorarsi sfumare con il vino rosso.
  • Aggiungere acqua fino a coprire e lasciare cuocere a fuoco basso fino a cottura. scolare la carne tenendo da parte il sugo
  • A parte sbollentare la scarola, scolarla e strizzarla.
  • Macinare il tutto a freddo aggiungendo le uova e il parmigiano, aggiustare di sale e pepe e riporre in frigo.

Per il sugo

Frullare il sugo messo da parte e setacciarlo fino a ridurlo della metà.

Per l’agnolotto

Tirare la pasta più sottile possibile su un piano infarinato, spennellare d’uovo e mettere il ripieno freddo. Chiudere come un classico agnolotto.

Preparazione finale

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata; dopo 4 minuti circa scolarla e metterla nel sugo d’arrosto e fare cuocere ancora 1 minuto. Servire in piatto fondo caldo.

Suggerimenti

  • Se vi rimane sfoglia tagliatela in maniera irregolare per ricavare i classici maltagliati
  • Se vi rimangono agnolotti si possono congelare e conservarli per circa 30 giorni

Buon appetito
Giampiero Vento

Parlano di noi. Le esperienze aziendali di Wine Meridian


Gli Autoctoni: la grande Biodiversità delle varietà ampelografiche nel cuore del Monferrato

Un viaggio assieme a Tiziano Barea, titolare di Tenuta Montemagno, nel mondo degli autoctoni Grignolino, Ruchè, Timorasso, Barbera d’Asti e Malvasia di Casorzo. C’è un angolo del Monferrato, patrimonio UNESCO per gli “infernot”, dove trovano casa alcuni vitigni autoctoni che con maestria l’azienda della famiglia Barea – Tenuta Montemagno, valorizza e fa conoscere al mondo. Tenuta Montemagno è adagiata sulle dolci colline del Monferrato al 45° parallelo, coordinata particolarmente vocata alla coltivazione della vite sin da epoche antiche.

“La filosofia di Tenuta Montemagno è, da sempre, la valorizzazione dei vitigni autoctoni del Monferrato. Una filosofia che, nel contempo, vuol dire avvalorare il territorio stesso, la nostra identità ed eredità” spiega Tiziano Barea, titolare dell’azienda. La grande biodiversità delle varietà ampelografiche presenti in queste colline, ci racconta di vitigni che affondano radici antiche in questo territorio.

È qui, nel cuore del Monferrato che troviamo il Ruchè, l’autoctono per antonomasia, accompagnato da Grignolino, Malvasia, Timorasso e Barbera d’Asti. “Su queste varietà ampelografiche Tenuta Montemagno ha fondato la propria filosofia produttiva che, unita a tecniche di vinificazione altamente tecnologiche, ha fatto dei propri vini un esempio di qualità e innovazione” prosegue Tiziano Barea. “Il nostro metodo TM si sviluppa attraverso i seguenti aspetti: produzioni limitate, accurata defogliazione della vigna per consentire una corretta areazione dei grappoli selezionati e raccolti a mano; una seconda selezione, rigorosamente manuale, precede la fase di diraspatura meccanica e la successiva fermentazione, effettuata esclusivamente con lieviti nobili selezionati. Per i vini rossi, l’avvio di questa delicata fase avviene solo al riempimento della vasca, mantenendo in perfetto equilibrio le temperature grazie alla tecnologia Nectar” continua il titolare di Tenuta Montemagno. Entriamo dunque insieme a Tiziano Barea in un viaggio alla scoperta di queste varietà autoctone e conosciamone i protagonisti nel bicchiere.

Leggi qui l’articolo integrale di Wine Meridian

Vigne cantina TMM

L’identità di territorio e il riconoscimento internazionale

La filosofia di Tenuta Montemagno è da sempre la valorizzazione dei vitigni autoctoni del Monferrato. Una filosofia che, nel contempo, vuole dire valorizzazione del territorio stesso, della nostra identità ed eredità.

In questo angolo del Monferrato, patrimonio UNESCO per gli “infernot”, il Ruchè è l’autoctono per antonomasia, accompagnato da Grignolino, Malvasia, Timorasso e Barbera d’Asti. Su queste varietà ampelografiche Tenuta Montemagno ha fondato la propria filosofia produttiva che, unita a tecniche di vinificazione altamente tecnologiche, ha fatto dei propri vini un esempio di qualità e innovazione.

In un mondo enologico variegato e ricco, dove i vini da vitigni autoctoni si accompagnano a quelli internazionali, dove l’offerta è sempre più ampia, la comunicazione sempre più attenta e il consumatore sempre più preparato, allora le recensioni sulle guide – Mysterium Barbera d’Asti Superiore docg 2016 in finale per i 3 bicchieri sul Gambero Rosso, i punteggi sui wine magazine – TM24 brut 92 points su Wine Enthusiast, e le medaglie ottenute ai concorsi internazionali – medaglia d’oro a The Global Sparkling Masters per TM36 brut, l’oro di Mundus Vini per Soranus Barolo D.O.C.G. e per Solis Vis – Timorasso, l’argento a IWSC per Mysterium Barbera d’Asti Superiore D.O.C.G. 2016, diventano un vero valore aggiunto.

Il riconoscimento ha importanza per il produttore e per il consumatore: sono la conferma di un percorso produttivo e di scoperta. Gli ultimi premi che vi abbiamo raccontato sui nostri canali social e il riscontro avuto in termini di vendita e di degustazioni, hanno evidenziato che sul mercato italiano il consumatore è curioso: è pronto ad esplorare gli autoctoni ed a lasciarsi stupire. Sono i cosiddetti “millennians” a fare da apri pista. Sui mercati internazionali la medaglia e il punteggio alto sono la conferma di un’attenzione sempre crescente all’autoctono e allo stile innovativo, alla scoperta dei nostri vini e della nostra realtà produttiva.

La produzione Tenuta Montemagno ci racconta che il vino sposa la nobiltà della terra con le cronache del cielo, le radici profonde dei vitigni con i grappoli pazzi di sole, la mano attenta dell’enologo con l’intuizione del produttore.

I nostri vini accompagnano gli appassionati attraverso un percorso di conoscenza che va dall’autoctono, all’innovativo, al tradizionale per ricondurre sempre al cuore di Tenuta Montemagno.

Parlano di noi: Wine Meridian Italian Wine Tour

Fabio Piccoli, giornalista professionista, esperto di economia e marketing del settore vitivinicolo, è fondatore e direttore responsabile di Wine Meridian, primo magazine online italiano interamente dedicato al vino italiano nel mondo.

Tenuta Montemagno, l’eleganza in tutte le sue espressioni

Nel cuore del Monferrato l’azienda di Tiziano Barea testimonia da anni la grande capacità di coniugare l’eccellenza vitivinicola con l’eleganza della struttura produttiva e di accoglienza ma anche del paesaggio che la circonda. Sono già venuto tre volte a Tenuta Montemagno, ma è una di quelle aziende, di quei territori che non ti stanchi mai di guardare, di frequentare perché ogni volta di regala prospettive diverse e sempre nuove sensazioni positive.

Siamo nel cuore del Monferrato, e non è un modo di dire scontato, perché la Tenuta, di proprietà del bravo a appassionato Tiziano Barea, è veramente circondata a 360° dall’elegante campagna monferrina.

Tiziano è un custode attento e scrupoloso di questa bellezza. Mi verrebbe da dire che la sua principale preoccupazione è riuscire a garantire che tutto sia “coordinato”, nulla fuori posto e anche i suoi vini sono positivamente condizionati da questa sua filosofia.

Questo nostro Italian Wine Tour ha amplificato la nostra sensibilità nei confronti della bellezza dei luoghi. Andando a rileggere i nostri articoli sulle diverse aziende incontrate in effetti l’elemento “estetico” ha una priorità assoluta assieme al cosiddetto fattore umano. Ma l’uomo con il suo carattere e la sua sensibilità e la bellezza dei luoghi siamo sempre più convinti saranno i fattori strategici anche per il futuro del nostro sistema vitivinicolo.

Per questa ragione, a mio parere, aziende come Tenuta Montemagno sono un paradigma molto importante di quanto sopra evidenziato perché testimoniano concretamente il fondamentale mix tra competenze e passioni umane e al tempo stesso l’eleganza di un luogo sia dal punto di vista naturale ma anche delle strutture che sono state qui costruite.

Abbiamo degustato anche questa volta gran parte della gamma della Tenuta che ci ha convinti completamente a dimostrazione dell’efficacia del loro cosiddetto metodo TM che si sviluppa attraverso i seguenti aspetti: produzioni limitate, accurata defogliazione della vigna per consentite una corretta areazione dei grappoli selezionati e raccolti a mano; una seconda selezione, rigorosamente manuale, precede la fase di diraspatura meccanica e la successiva fermentazione effettuata esclusivamente con lieviti nobili selezionati. Per i vini rossi, l’avvio di questa delicata fase avviene solo al riempimento della vasca, mantenendo in perfetto equilibrio le temperature grazie alla tecnologia Nectar.

I risultati di tali scelte trovano conferma anche nei metodo classico dell’azienda che, tra l’altro, dimostrano come la Barbera possa diventare anche un ottima varietà per la spumantizzazione, e Tenuta Montemagno, almeno alla luce della mia esperienza, realizza alcuni delle migliori bollicine con quest’uva che viene vendemmiata precocemente, vinificata in rosa pallido, con piccola macerazione delle uve in pressa in atmosfera inerte, al fine di proteggere i delicati aromi di petalo di rosa e frutti rossi.

Leggi qui l’articolo integrale di Wine Meridian

Video Wine Meridian Italian Wine Tour: Tenuta Montemagno in Italiano

ITALIAN WINE TOUR -TENUTA MONTEMAGNO from Wine Meridian on Vimeo.

Wine Meridian Italian Wine Tour video: Tenuta Montemagno in English

Header Tenuta Montemagno Wine Economist

Parlano di noi: Wine Economist

Mike Veseth è capo redattore di The Wine Economist e autore di molti libri, tra cui Wine Wars (2011), Extreme Wine (2013) Money, Taste & Wine: It’s Complicated (2015) e Around the World in Eighty Wines (2017). Mike è professore emerito di Economia politica internazionale presso l’Università di Puget Sound.

Rediscovering Ruchè, One of Italy’s “Invisible” Wines

The coronavirus pandemic has paused The Wine Economist’s usual travel and speaking schedule and while I don’t miss the chaos of international air travel I do miss the opportunity to meet interesting new people and the chance to discover wines made from indigenous grape varieties that often don’t get the attention they deserve.

At this time last year, for example, we were visiting Sardinia and Friuli, two regions of Italy that are especially known for their indigenous wine grapes. Some of these wines are pretty readily available here in the U.S. — Cannonou di Sardegna is a good example. You can find good examples if you look around at bit. But others are much too local to get much outside distribution — you sometimes need to go to the source to try them. Vermentino di Gallura and Carignano del Sulcis are examples, also from Sardinia, of wonderful wines that you may not easily find.

Discovering Invisible Wines

These intensely local wines are a special treat and I wrote about them in a chapter called “Invisible Wines” in my book Extreme Wine. I cited three wines from Italy — Pignoletto from the vineyards around Bologna, Lacrima di Morro d”Alba from Marche, and Ruchè di Castagnolo Monferrato in Piemonte.

As I wrote on The Wine Economist in 2011, we discovered Ruchè (prndounced ROO-kay) by accident. We were attending the annual regional culinary fair in Moncalvo, a hill town half an hour north of Asti. Thirteen “pro loco” civic groups from throughout the region set up food and wine booths in the central square and sold their distinctly local wares to an enthusiastic luncheon crowd. As I reported then,

“I had never heard of Ruchè and honestly didn’t know what it might be until I happened upon the stand of the Castagnole Monferrato group. They were cooking with Ruchè , marinating fruit in Ruchè and selling it by the glass — they were obviously very proud of their local wine. I had to try it and it was great. Suddenly I saw Ruchè everywhere (a common experience with a new discovery) and enjoyed a bottle at dinner in Asti that  night. “Like Nebbiolo,” Jancis Robinson writes, “the wine is headily scented and its tannins imbue it with an almost bitter aftertaste.” Mappa by ©quattrocalici2018 “I had never heard of Ruchè and honestly didn’t know what it might be until I happened upon the stand of the Castagnole Monferrato group. They were cooking with Ruchè , marinating fruit in Ruchè and selling it by the glass — they were obviously very proud of their local wine. I had to try it and it was great. Suddenly I saw Ruchè everywhere (a common experience with a new discovery) and enjoyed a bottle at dinner in Asti that  night. “Like Nebbiolo,” Jancis Robinson writes, “the wine is headily scented and its tannins imbue it with an almost bitter aftertaste.”

Tenuta Montemagno

Sue and I were excited to re-live our Ruchè discovery when we were contacted by Tenuta Montemagno and offered the opportunity to taste their two Ruchè wines, Nobilis and Invictus. Sue prepared a special meal (see note below) and we pulled the corks.  The Nobilis brought back many memories. A juicy, light bodied red wine, it had the distinctive aroma of roses and the mix of red fruit and warm spices on the palate. It was great with Sue’s signature veal meatballs. And then  came Invictus, made from riper grapes, vinified dry (2g/l compared to 1 g/l for Nobilis) with a bit more alcohol (15.5% versus 15%).  A fuller wine, Invictus is what I call a philosopher’s wine — something you might want to sit with for a while so you can appreciate how it develops in the glass.  Recognizably Ruchè, but a different experience.  Fascinating. Memorable.

No one comes to The Wine Economist for tasting notes, but here is a video note that captures some of what we found special about these wines. Watch closely and you will see that this seasoned reviewer is surprised (at one point nearly at a loss for words) at what’s in his glass and is keen to learn more. That’s Ruchè.

Tenuta Montemagno is devoted to the tradition of these wines in addition to their Grignolino, Barbera D’Asti, and Barolo reds.  The white wines include Sauvignon and Timorasso, another  indigenous grape variety that I need to learn more about the next time we are in the neighborhood. But maybe I won’t have to wait that long. The winery is working to get its products into wider distribution in the U.S. market and I hope they succeed so that more people can discover their “invisible wine.” Tenuta Montemagno Ruché tasting […] L’articolo continua Qui è possibile leggere l’articolo originale sul portale The Wine Economist.

Qui è possibile acquistare i nostri Ruché: Nobilis e Invictus

Gli autoctoni di Tenuta Montemagno – il Timorasso

Il Timorasso è uno dei vitigni autoctoni Piemontesi per antonomasia. Un vitigno antico, a bacca bianca, riaffermatosi a metà degli anni ’80, grazie alla passione e alla perizia di alcuni vignaioli, primo fra tutti Walter Massa, che lo hanno riscoperto e che hanno creduto nelle sue grandi potenzialità.

La coltivazione del Timorasso nasce storicamente nel territorio dell’Alessandrino e dei colli Tortonesi. Oggi è riconosciuto come vitigno di grande potenzialità fra gli autoctoni nella provincia di Asti e può essere coltivato sotto la denominazione Monferrato Bianco D.O.C.

Dalla sua fondazione, Tenuta Montemagno lo ha eletto quale migliore espressione, fra i bianchi, del territorio monferrino. Grazie alla vinificazione in purezza che caratterizza l’etichetta Solis Vis, questo vitigno trova nella spiccata mineralità la sua espressione più autentica e il suo tratto distintivo.

Nei vigneti della Tenuta, adagiati sulle colline che caratterizzano questa parte del Monferrato, il Timorasso trova il suo habitat naturale con una esposizione a sud/sud-ovest, tale da permettere un lungo soleggiamento al riparo dai venti.

Tenuta Montemagno sorge in corrispondenza del 45° parallelo, latitudine storicamente vocata per la coltivazione della vite, tanto che antiche mappe Napoleoniche ritrovate nella sala consiliare nel comune di Montemagno, ne fanno produttrice di vino già dal XVI secolo.

In Tenuta Montemagno, si è deciso di coltivare e vinificare le uve Timorasso grazie all’intuizione di Tiziano Barea, sempre alla ricerca di qualità, identità del territorio ed autenticità del prodotto, alla competenza dell’enologo Gianfranco Cordero e alla profonda conoscenza del terreno da parte di Maurizio Cerrato, agronomo della Tenuta. È da questa sinergia che nasce Solis Vis, il Timorasso di Tenuta Montemagno.

Dopo il primo raccolto, si sono susseguite vendemmie eterogenee che hanno messo alla prova le potenzialità del vitigno con risultati sempre entusiasmanti e si è visto che questa etichetta evolve e si esprime al meglio anche alcuni anni dopo la vinificazione.

Il nome che gli è stato dato, “Solis Vis”, dal latino “la forza del sole”, richiama ed esalta l’azione del sole che insieme ad un terreno ricco di minerali, conferisce al vino un’eleganza, un brillante color giallo paglierino con lievi sfumature verdoline e una struttura che lo fa competere a pieno titolo, pur essendo un bianco, con i grandi rossi del territorio.

Passato e presente si mescolano dunque nel palato del degustatore che ne apprezzerà la sapidità, bilanciata dalla acidità. Al naso offre una fragranza di pietra focaia accompagnata da fiori e frutta a pasta bianca, come la pera appena tagliata.

Solis Vis, Monferrato Bianco DOC, Timorasso in purezza, è ambasciatore di territorio e autenticità.

In tavola, Solis Vis offre un ampio spettro di abbinamenti. Grazie alla sua struttura decisa, è adatto ad accompagnare i piatti tipici del territorio, come la battuta di fassona, gli agnolotti al sugo d’arrosto del Monferrato, l’uovo croccante (nell’immagine a fianco) ma può essere servito anche con carne bianca di cacciagione o alla griglia, formaggi non stagionati, risotti e piatti di pesce.

Il processo di affinamento dei vini bianchi in Tenuta Montemagno­

I vini bianchi prodotti da Tenuta Montemagno, ottenuti da vitigni Timorasso e Sauvignon, seguono una crio-macerazione per alcune ore e una spremitura con pressa soft in ambiente completamente anaerobico, cioè con aria privata dall’ossigeno. L’obiettivo di tutti i processi di lavorazione in cantina (dalla pressatura alla macerazione fino all’imbottigliamento) è di evitare l’ossidazione e di ottenere un prodotto dai profumi persistenti, grande longevità e bassissimi contenuti di solfiti.

Sul nostro shop online, è possibile approfondire le caratteristiche del nostro Timorasso (Solis Vis) e farlo arrivare direttamente sulla tua tavola.

Prova a cucinare la ricetta dell’uovo croccante proposta dal nostro chef, posta le tue foto o i tuoi video e tagga #tenutamontemagno.

Se invece preferisci lasciare l’arte della cucina ad altri, ma apprezzi il buon vino, ti invitiamo ad acquistare il nostro Timorasso e a “taggarci” nel momento della degustazione, svelandoci i tuoi abbinamenti preferiti.

Targa vigna Ruché Tenuta Montemagno

Gli autoctoni di Tenuta Montemagno – il Ruchè

Il Ruchè è senza dubbio uno dei vini autoctoni per eccellenza della zona del Monferrato Astigiano, un vino tra i più rari tra quelli coltivati in questo territorio. Si dice che il nome derivi dall’oggi scomparso convento di San Rocco (San Roc) nel comune di Castagnole Monferrato, vicino al quale dei monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna, ne impiantarono il vitigno, intuendone l’habitat ideale. Altri documenti fanno derivare il nome dal dialetto piemontese “Rochè”, che indica pendii collinari scoscesi, adibiti a vigneto e rivolti al sole.

Di questo vitigno negli anni ’60 si persero le tracce, ma grazie alla passione e alla competenza di Don Giacomo Cauda, assegnato a Castagnole nel 1964, furono riportate le vigne alla produzione con grande dedizione e spirito di sperimentazione. Nacque così un vino di alta qualità, un tempo prodotto limitatamente e quindi utilizzato solo per le ‘grandi occasioni’.

Tornando ai giorni nostri, nel 2010 il Ruchè ottenne il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita che comprende in tutto 7 comuni, fra i quali Montemagno, con oltre 160 ettari coltivati.

Dalle uve Ruché si ottiene un vino particolare, lievemente aromatico, dalla relativa bassa acidità, di buona alcolicità e di corpo equilibrato con un originale impatto gusto-olfattivo; nel complesso riesce sempre ad esprimere armonia ed equilibrio con morbidezza ed eleganza. Il suo profumo è intenso e si caratterizza per spiccate note floreali e speziate, talvolta unite a sentori di frutti di bosco e marasca che regalano una lunga persistenza. Nella produzione di Tenuta Montemagno trovano posto ben due etichette di Ruché: NOBILIS, vino caratterizzato da una grande eleganza, vellutato e persistente, e INVICTUS, appartenente alla linea SELEZIONE, le etichette TOP della cantina. Quest’ultimo è figlio di un’intuizione di Tiziano Barea, della competenza dell’enologo Gianfranco Cordero e della profonda conoscenza del terreno da parte di Maurizio Cerrato, agronomo della Tenuta.

Invictus nasce infatti dall’idea di una vendemmia tardiva; l’uva viene portata ad una sovra maturazione per ridurre l’acidità, elevare il grado zuccherino (per incentivare la gradazione), la struttura e i profumi. L’esposizione dei vigneti sul versante Ovest consente alle uve di maturare in modo ottimale, senza il rischio che il sole troppo caldo bruci i grappoli. In questo modo aumenta il contenuto zuccherino del grappolo e si mantengono intatte tutte   le componenti aromatiche.

Il terreno compatto e argilloso che circonda Tenuta Montemagno, unitamente al microclima che si forma all’altezza del 45° parallelo, danno corpo ad un Ruchè decisamente strutturato e sincero, che viene affinato e reso elegante in cantina. È proprio l’intensa interazione tra lavoro in vigna, qualità del terreno e lavorazione in cantina che da’ luogo a un vino con un carattere molto particolare come Il Ruchè di Tenuta Montemagno.

Da buon Piemontese, questo vino si abbina perfettamente ai piatti tipici della cucina regionale, che siano i grandi primi o i secondi di carne, o le interpretazioni più moderne della classica cucina monferrina. Madre di tutte le ricette del territorio sono certamente gli Agnolotti al sugo d’arrosto interpretati magistralmente dal nostro Executive Chef, Giampiero Vento.

Una ricetta semplice, realizzabile anche a casa, nella quale il Ruché NOBILIS entra in gioco sia durante la preparazione del piatto, sia come ideale accompagnamento. Sul nostro shop online, è possibile approfondire le caratteristiche dei nostri Ruché: NOBILIS, e INVICTUS e farli arrivare direttamente sulla tua tavola.

Prova a cucinare la ricetta proposta dal nostro chef, posta le tue foto o i tuoi video e tagga #tenutamontemagno.

Se invece preferisci lasciare l’arte della cucina ad altri, ma apprezzi il buon vino, ti invitiamo ad acquistare il nostro Ruché e a “taggarci” nel momento della degustazione, svelandoci i tuoi abbinamenti preferiti.