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Parlano di noi: Wine Economist

Mike Veseth è capo redattore di The Wine Economist e autore di molti libri, tra cui Wine Wars (2011), Extreme Wine (2013) Money, Taste & Wine: It’s Complicated (2015) e Around the World in Eighty Wines (2017). Mike è professore emerito di Economia politica internazionale presso l’Università di Puget Sound.

Rediscovering Ruchè, One of Italy’s “Invisible” Wines

The coronavirus pandemic has paused The Wine Economist’s usual travel and speaking schedule and while I don’t miss the chaos of international air travel I do miss the opportunity to meet interesting new people and the chance to discover wines made from indigenous grape varieties that often don’t get the attention they deserve.

At this time last year, for example, we were visiting Sardinia and Friuli, two regions of Italy that are especially known for their indigenous wine grapes. Some of these wines are pretty readily available here in the U.S. — Cannonou di Sardegna is a good example. You can find good examples if you look around at bit. But others are much too local to get much outside distribution — you sometimes need to go to the source to try them. Vermentino di Gallura and Carignano del Sulcis are examples, also from Sardinia, of wonderful wines that you may not easily find.

Discovering Invisible Wines

These intensely local wines are a special treat and I wrote about them in a chapter called “Invisible Wines” in my book Extreme Wine. I cited three wines from Italy — Pignoletto from the vineyards around Bologna, Lacrima di Morro d”Alba from Marche, and Ruchè di Castagnolo Monferrato in Piemonte.

As I wrote on The Wine Economist in 2011, we discovered Ruchè (prndounced ROO-kay) by accident. We were attending the annual regional culinary fair in Moncalvo, a hill town half an hour north of Asti. Thirteen “pro loco” civic groups from throughout the region set up food and wine booths in the central square and sold their distinctly local wares to an enthusiastic luncheon crowd. As I reported then,

“I had never heard of Ruchè and honestly didn’t know what it might be until I happened upon the stand of the Castagnole Monferrato group. They were cooking with Ruchè , marinating fruit in Ruchè and selling it by the glass — they were obviously very proud of their local wine. I had to try it and it was great. Suddenly I saw Ruchè everywhere (a common experience with a new discovery) and enjoyed a bottle at dinner in Asti that  night. “Like Nebbiolo,” Jancis Robinson writes, “the wine is headily scented and its tannins imbue it with an almost bitter aftertaste.” Mappa by ©quattrocalici2018 “I had never heard of Ruchè and honestly didn’t know what it might be until I happened upon the stand of the Castagnole Monferrato group. They were cooking with Ruchè , marinating fruit in Ruchè and selling it by the glass — they were obviously very proud of their local wine. I had to try it and it was great. Suddenly I saw Ruchè everywhere (a common experience with a new discovery) and enjoyed a bottle at dinner in Asti that  night. “Like Nebbiolo,” Jancis Robinson writes, “the wine is headily scented and its tannins imbue it with an almost bitter aftertaste.”

Tenuta Montemagno

Sue and I were excited to re-live our Ruchè discovery when we were contacted by Tenuta Montemagno and offered the opportunity to taste their two Ruchè wines, Nobilis and Invictus. Sue prepared a special meal (see note below) and we pulled the corks.  The Nobilis brought back many memories. A juicy, light bodied red wine, it had the distinctive aroma of roses and the mix of red fruit and warm spices on the palate. It was great with Sue’s signature veal meatballs. And then  came Invictus, made from riper grapes, vinified dry (2g/l compared to 1 g/l for Nobilis) with a bit more alcohol (15.5% versus 15%).  A fuller wine, Invictus is what I call a philosopher’s wine — something you might want to sit with for a while so you can appreciate how it develops in the glass.  Recognizably Ruchè, but a different experience.  Fascinating. Memorable.

No one comes to The Wine Economist for tasting notes, but here is a video note that captures some of what we found special about these wines. Watch closely and you will see that this seasoned reviewer is surprised (at one point nearly at a loss for words) at what’s in his glass and is keen to learn more. That’s Ruchè.

Tenuta Montemagno is devoted to the tradition of these wines in addition to their Grignolino, Barbera D’Asti, and Barolo reds.  The white wines include Sauvignon and Timorasso, another  indigenous grape variety that I need to learn more about the next time we are in the neighborhood. But maybe I won’t have to wait that long. The winery is working to get its products into wider distribution in the U.S. market and I hope they succeed so that more people can discover their “invisible wine.” Tenuta Montemagno Ruché tasting […] L’articolo continua Qui è possibile leggere l’articolo originale sul portale The Wine Economist.

Qui è possibile acquistare i nostri Ruché: Nobilis e Invictus

Gli autoctoni di Tenuta Montemagno – il Timorasso

Il Timorasso è uno dei vitigni autoctoni Piemontesi per antonomasia. Un vitigno antico, a bacca bianca, riaffermatosi a metà degli anni ’80, grazie alla passione e alla perizia di alcuni vignaioli, primo fra tutti Walter Massa, che lo hanno riscoperto e che hanno creduto nelle sue grandi potenzialità.

La coltivazione del Timorasso nasce storicamente nel territorio dell’Alessandrino e dei colli Tortonesi. Oggi è riconosciuto come vitigno di grande potenzialità fra gli autoctoni nella provincia di Asti e può essere coltivato sotto la denominazione Monferrato Bianco D.O.C.

Dalla sua fondazione, Tenuta Montemagno lo ha eletto quale migliore espressione, fra i bianchi, del territorio monferrino. Grazie alla vinificazione in purezza che caratterizza l’etichetta Solis Vis, questo vitigno trova nella spiccata mineralità la sua espressione più autentica e il suo tratto distintivo.

Nei vigneti della Tenuta, adagiati sulle colline che caratterizzano questa parte del Monferrato, il Timorasso trova il suo habitat naturale con una esposizione a sud/sud-ovest, tale da permettere un lungo soleggiamento al riparo dai venti.

Tenuta Montemagno sorge in corrispondenza del 45° parallelo, latitudine storicamente vocata per la coltivazione della vite, tanto che antiche mappe Napoleoniche ritrovate nella sala consiliare nel comune di Montemagno, ne fanno produttrice di vino già dal XVI secolo.

In Tenuta Montemagno, si è deciso di coltivare e vinificare le uve Timorasso grazie all’intuizione di Tiziano Barea, sempre alla ricerca di qualità, identità del territorio ed autenticità del prodotto, alla competenza dell’enologo Gianfranco Cordero e alla profonda conoscenza del terreno da parte di Maurizio Cerrato, agronomo della Tenuta. È da questa sinergia che nasce Solis Vis, il Timorasso di Tenuta Montemagno.

Dopo il primo raccolto, si sono susseguite vendemmie eterogenee che hanno messo alla prova le potenzialità del vitigno con risultati sempre entusiasmanti e si è visto che questa etichetta evolve e si esprime al meglio anche alcuni anni dopo la vinificazione.

Il nome che gli è stato dato, “Solis Vis”, dal latino “la forza del sole”, richiama ed esalta l’azione del sole che insieme ad un terreno ricco di minerali, conferisce al vino un’eleganza, un brillante color giallo paglierino con lievi sfumature verdoline e una struttura che lo fa competere a pieno titolo, pur essendo un bianco, con i grandi rossi del territorio.

Passato e presente si mescolano dunque nel palato del degustatore che ne apprezzerà la sapidità, bilanciata dalla acidità. Al naso offre una fragranza di pietra focaia accompagnata da fiori e frutta a pasta bianca, come la pera appena tagliata.

Solis Vis, Monferrato Bianco DOC, Timorasso in purezza, è ambasciatore di territorio e autenticità.

In tavola, Solis Vis offre un ampio spettro di abbinamenti. Grazie alla sua struttura decisa, è adatto ad accompagnare i piatti tipici del territorio, come la battuta di fassona, gli agnolotti al sugo d’arrosto del Monferrato, l’uovo croccante (nell’immagine a fianco) ma può essere servito anche con carne bianca di cacciagione o alla griglia, formaggi non stagionati, risotti e piatti di pesce.

Il processo di affinamento dei vini bianchi in Tenuta Montemagno­

I vini bianchi prodotti da Tenuta Montemagno, ottenuti da vitigni Timorasso e Sauvignon, seguono una crio-macerazione per alcune ore e una spremitura con pressa soft in ambiente completamente anaerobico, cioè con aria privata dall’ossigeno. L’obiettivo di tutti i processi di lavorazione in cantina (dalla pressatura alla macerazione fino all’imbottigliamento) è di evitare l’ossidazione e di ottenere un prodotto dai profumi persistenti, grande longevità e bassissimi contenuti di solfiti.

Sul nostro shop online, è possibile approfondire le caratteristiche del nostro Timorasso (Solis Vis) e farlo arrivare direttamente sulla tua tavola.

Prova a cucinare la ricetta dell’uovo croccante proposta dal nostro chef, posta le tue foto o i tuoi video e tagga #tenutamontemagno.

Se invece preferisci lasciare l’arte della cucina ad altri, ma apprezzi il buon vino, ti invitiamo ad acquistare il nostro Timorasso e a “taggarci” nel momento della degustazione, svelandoci i tuoi abbinamenti preferiti.

Targa vigna Ruché Tenuta Montemagno

Gli autoctoni di Tenuta Montemagno – il Ruchè

Il Ruchè è senza dubbio uno dei vini autoctoni per eccellenza della zona del Monferrato Astigiano, un vino tra i più rari tra quelli coltivati in questo territorio. Si dice che il nome derivi dall’oggi scomparso convento di San Rocco (San Roc) nel comune di Castagnole Monferrato, vicino al quale dei monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna, ne impiantarono il vitigno, intuendone l’habitat ideale. Altri documenti fanno derivare il nome dal dialetto piemontese “Rochè”, che indica pendii collinari scoscesi, adibiti a vigneto e rivolti al sole.

Di questo vitigno negli anni ’60 si persero le tracce, ma grazie alla passione e alla competenza di Don Giacomo Cauda, assegnato a Castagnole nel 1964, furono riportate le vigne alla produzione con grande dedizione e spirito di sperimentazione. Nacque così un vino di alta qualità, un tempo prodotto limitatamente e quindi utilizzato solo per le ‘grandi occasioni’.

Tornando ai giorni nostri, nel 2010 il Ruchè ottenne il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita che comprende in tutto 7 comuni, fra i quali Montemagno, con oltre 160 ettari coltivati.

Dalle uve Ruché si ottiene un vino particolare, lievemente aromatico, dalla relativa bassa acidità, di buona alcolicità e di corpo equilibrato con un originale impatto gusto-olfattivo; nel complesso riesce sempre ad esprimere armonia ed equilibrio con morbidezza ed eleganza. Il suo profumo è intenso e si caratterizza per spiccate note floreali e speziate, talvolta unite a sentori di frutti di bosco e marasca che regalano una lunga persistenza. Nella produzione di Tenuta Montemagno trovano posto ben due etichette di Ruché: NOBILIS, vino caratterizzato da una grande eleganza, vellutato e persistente, e INVICTUS, appartenente alla linea SELEZIONE, le etichette TOP della cantina. Quest’ultimo è figlio di un’intuizione di Tiziano Barea, della competenza dell’enologo Gianfranco Cordero e della profonda conoscenza del terreno da parte di Maurizio Cerrato, agronomo della Tenuta.

Invictus nasce infatti dall’idea di una vendemmia tardiva; l’uva viene portata ad una sovra maturazione per ridurre l’acidità, elevare il grado zuccherino (per incentivare la gradazione), la struttura e i profumi. L’esposizione dei vigneti sul versante Ovest consente alle uve di maturare in modo ottimale, senza il rischio che il sole troppo caldo bruci i grappoli. In questo modo aumenta il contenuto zuccherino del grappolo e si mantengono intatte tutte   le componenti aromatiche.

Il terreno compatto e argilloso che circonda Tenuta Montemagno, unitamente al microclima che si forma all’altezza del 45° parallelo, danno corpo ad un Ruchè decisamente strutturato e sincero, che viene affinato e reso elegante in cantina. È proprio l’intensa interazione tra lavoro in vigna, qualità del terreno e lavorazione in cantina che da’ luogo a un vino con un carattere molto particolare come Il Ruchè di Tenuta Montemagno.

Da buon Piemontese, questo vino si abbina perfettamente ai piatti tipici della cucina regionale, che siano i grandi primi o i secondi di carne, o le interpretazioni più moderne della classica cucina monferrina. Madre di tutte le ricette del territorio sono certamente gli Agnolotti al sugo d’arrosto interpretati magistralmente dal nostro Executive Chef, Giampiero Vento.

Una ricetta semplice, realizzabile anche a casa, nella quale il Ruché NOBILIS entra in gioco sia durante la preparazione del piatto, sia come ideale accompagnamento. Sul nostro shop online, è possibile approfondire le caratteristiche dei nostri Ruché: NOBILIS, e INVICTUS e farli arrivare direttamente sulla tua tavola.

Prova a cucinare la ricetta proposta dal nostro chef, posta le tue foto o i tuoi video e tagga #tenutamontemagno.

Se invece preferisci lasciare l’arte della cucina ad altri, ma apprezzi il buon vino, ti invitiamo ad acquistare il nostro Ruché e a “taggarci” nel momento della degustazione, svelandoci i tuoi abbinamenti preferiti.